RECORD MONDIALE SU 100 MIGLIA

A Novembre lo specialista britannico di gare a cronometro Jonathan Shubert ha stabilito un nuovo record percorrendo cento miglia su strada sotto il limite delle tre ore. Il risultato di Shubert è un’affascinante testimonianza della sua cura per i dettagli. Dalla personalizzazione del body da strada VIPER di Santini, alla ricerca di strade e condizioni ideali, Shubert non ha lasciato nessun dettaglio al caso. Lo abbiamo incontrato nella sua casa nel Regno Unito per parlare di questo traguardo e delle motivazioni che lo hanno spinto in quest’impresa.

Un record fatto per essere superato

Santini: La tua recente sfida ha fatto registrare il tempo più veloce di sempre con 2:57:58. Dove nasce questo primato?

Jonathan Shubert: Dal 1888 in Inghilterra abbiamo un’associazione chiamata Road Records Association che tiene il registro di tutte le più veloci performance ciclistiche del paese. Questi record sono stabiliti sia da professionisti che da amatori. Per ottenere un primato simile non è possibile improvvisare, quindi tutti cercano di trovare e sfruttare le condizioni più favorevoli. Se tutto va per il verso giusto – se sei in forma, hai le strade e le condizioni meteorologiche ideali, a quel punto dipende solo da quanto veloce riesci a pedalare.

SMS: Cosa ti ha spinto a cimentarti nella specialità delle cento miglia piuttosto che distanze più brevi?

Jonathan Shubert: La cento miglia è molto conosciuta, specialmente nel Nord America e in Inghilterra. Se chiedi alla maggior parte dei ciclisti, credo che si ricordino della prima volta che hanno percorso una cento miglia o che comunque abbiano un riferimento preciso di quanto tempo impieghino per completarla. Ripercorrendo la storia dei precedenti detentori di questo record puoi trovare diversi nomi di ciclisti britannici che l’hanno detenuto. Ian Cammish, l’ultimo in ordine temporale prima di me, è stato atleta olimpico e più volte campione britannico con un tempo di 3:11:11 stabilito nel 1993. In 27 anni le cose sono molto cambiate in termini di tecnologia e conoscenza dell’aerodinamica. Io sono una delle sole cinque persone che abbiano mai percorso una cronometro cento miglia andata e ritorno con una media di 30 miglia all’ora; sentivo che avrei potuto battere questo record.

SMS: Esiste un tragitto standard o una strada preferibile? Hai dovuto tentare il record su strade particolari?

Jonathan Shubert: La RRA ha delle linee guida e regole davvero rigide da seguire, soprattutto per quel che riguarda la qualità nella registrazione dei tempi, tuttavia non impongono restrizioni particolari per quel che riguarda la scelta del tragitto. Esso viene determinato liberamente dal corridore e può svolgersi ovunque sul suolo britannico. Questo è proprio uno degli aspetti più belli di queste gare, a volte, infatti, i ciclisti scelgono di partire dalla cima della montagna per sfruttare al massimo le pendenze. Per quel che riguarda la mia gara, inizialmente mi era stato suggerito un percorso collinare in Scozia, caratterizzato da una lunga discesa per le prime 25 miglia che tuttavia non sarebbe però proseguito con tratti di strada veloce, così abbiamo optato per un percorso abbastanza lineare e con scarse pendenze.

Strade a doppia corsia e la spinta di Zeta

SMS: Per chi ha familiarità con l’Inghilterra, ci puoi dire in quale regione si è svolta la gara?

Jonathan Shubert: Abbiamo corso lungo un percorso relativamente pianeggiante tra Norfolk e Cambridge. Nel Regno Unito non ci si può spostare sulle autostrade (mentre la circolazione è interdetta su superstrade o autostrade interstatali negli Stati Uniti). E dal momento che volevamo avvalerci della spinta del vento per accorciare i tempi, avevamo bisogno che la maggior parte del tragitto fosse il più possibile lineare senza grossi cambi di direzione. Abbiamo quindi scelto di correre su strade a doppia carreggiata, che sono un po’ come le Interstatali negli U.S.A. La carreggiata era bella ampia e avevamo una macchina che ci seguiva, l’80% del tragitto è stato percorso su questa tipologia di strada, mentre l’altro 20% su carreggiata singola. La maggior parte dei tratti erano lunghi rettilinei con una buona visibilità. C’erano superfici adatte e molto scorrevoli, con pochi punti di congiunzione tra le superfici.

SMS: Hai detto che 27 anni sono un periodo di tempo importante per il progresso tecnologico in relazione al record precedente. Quale attrezzatura si è dimostrata determinante per il raggiungimento di questo risultato?

Jonathan Shubert: Più veloce vai, più l’aerodinamica diventa cruciale. Il motivo per cui sono in grado di andare così veloce è perché ho una conoscenza abbastanza approfondita dell’aerodinamica. So cosa è essenziale e cosa no. Anche se la bicicletta può sembrare l’elemento più ovvio, il fattore decisivo è la gestione del flusso d’aria intorno all’atleta. Il body (Santini VIPER TT suit) é stato molto importante per la mia performance, direi cruciale. Quando corri generi una resistenza all’aria pari all’80%. Gli esseri umani non si sono evoluti come pesci, uccelli o altri animali così abili a vincere gli attriti. Abbiamo questi arti allungati che creano strane forme per l’aerodinamica. Il tessuto sulle maniche del body Viper impedisce all’aria di fermarsi dietro gli arti. Gestisce l’aria in modo tanto efficace da ridurre considerevolmente il coefficiente di attrito.

SMS: Come ti sei preparato per le variabili difficilmente controllabili come la direzione e la forza del vento?

Jonathan Shubert: Dal momento che attendevo particolari condizioni atmosferiche, sapevo di dover monitorare la situazione meteorologica negli Stati Uniti. Gli uragani d’alta stagione (che tipicamente si verificano da Giugno a Novembre) possono attraversare l’Atlantico e giungere qui avendo però perso gran parte della loro energia e slancio, tuttavia erano proprio questi i venti che avevo intenzione di sfruttare. Questo mi ha dato una finestra temporale precisa per tentare il record. Ho quindi svolto le mie gare durante l’estate vincendo una medaglia in un campionato nazionale, a quel punto dovevo solo mantenere un po’ di quella forma atletica e aspettare il momento giusto. E’ stata una stagione piuttosto tranquilla, ma sono riuscito a cogliere la coda dell’uragano Zeta. Abbiamo calcolato che avremmo avuto bisogno di venti superiori a 20 miglia orarie, fortunatamente ne abbiamo avuti a 27/28.

Un’eredità nelle prove a tempo

Santini: Come è iniziata la tua carriera nel ciclismo?

Jonathan Shubert: Mio nonno era uno dei detentori del record britannico, ha vinto numerose gare a cronometro da 24 ore. Quando entravo in casa di mio nonno vedevo tutte le sue medaglie e ciò che era appeso ai muri e questo mi ha ispirato molto. Lui è stato anche un cicloturista, quindi da bambino ero fortunato perché andavo in campagna facendo spesso gite in bicicletta con i miei genitori. All’età di circa 12 anni convinsi mio padre a iscrivermi ad un club che organizzava gare ciclistiche, e da allora iniziai ad amare questo sport. Crescere in un club di ciclismo molto tradizionale ha significato per me partecipare a molte gare a tempo. Le gare a cronometro hanno sempre avuto un forte impatto per me, in quanto, da scienziato, cambiando le variabili puoi ottenere risultati molto diversi, ogni volta che esci è un esperimento scientifico. Ho anche fatto numerosi viaggi in bicicletta, in giro per il mondo tra il 2013 - 2014. Tre settimane dopo quel viaggio, ho seguito le orme di mio nonno e ho vinto la 24 ore cronometro britannica. Da lì ho puntato ad obiettivi più ravvicinati, vincendo una competizione molto prestigiosa chiamata British Best All-rounder (una competizione stagionale a tre tappe a tempo su lunga distanza) nel 2019.

SMS: Qual’è la motivazione dietro questi obiettivi?

Jonathan Shubert: La bicicletta è un mezzo meraviglioso per esplorare te stesso e il mondo, adoro spingermi oltre i limiti. Sono sempre alla ricerca della mia prossima sfida e quest’ultima è stata molto coinvolgente. Ho avuto delle figure a cui ispirarmi, come Roger Banister che ha registrato tempi di percorrenza sotto i quattro minuti per miglio o Kipchoge che ha corso una maratona in meno di due ore. Traguardi come questi accendono l’immaginazione delle persone. Oltrepassare una barriera che sembra invalicabile (come quella di tre ore per 100 miglia su strada in bicicletta) o tagliare un traguardo che sembrava irraggiungibile lascia un segno indelebile nella storia. Penso che in un momento come questo, in cui il mondo intero sembra trovare ovunque impedimenti, sia particolarmente importante provare a superare queste limitazioni.

SMS: Quale è la prossima sfida in programma?

Jonathan Shubert:: In Inghilterra abbiamo la Lands End to John O Groats, la corsa che equivale alla Race Across America, un percorso che attraversa tutto il paese. Il record è di 43 ore e 15 minuti, stabilito da uno dei miei compagni di squadra. La mia prossima sfida potrebbe essere un tentativo per superare quel record. Ho appena iniziato a fare anche alcune presentazioni per un noto canale di ciclismo. Potrebbero farmi fare ogni sorta di sfida.

SMS: Grazie per aver parlato con noi e in bocca al lupo per la tua prossima grande avventura.

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