Nel corso degli anni, la maglia a pois ha attraversato epoche e generazioni. Richard Virenque, francese amatissimo, l’ha conquistata sette volte. Federico Bahamontes, l’Aquila di Toledo, l’ha dominata negli anni Cinquanta e Sessanta (ancora prima che nascesse la maglia). E ancora, Bernard Hinault, Luis Herrera, Claudio Chiappucci, Michael Rasmussen, Julian Alaphilippe e, in tempi recenti, Tadej Pogačar, che ha saputo conquistarla insieme alla maglia gialla, come solo i fuoriclasse sanno fare. I loro scatti sulle grandi montagne non sono solo gesti atletici, sono momenti destinati a restare.
Chi la indossa non aspetta gli ultimi chilometri. Sente il profumo delle montagne da lontano, attacca da solo, cerca la gloria sulle pendenze più dure. La maglia a pois è diventata un modo di correre, uno stile di pensiero. I tifosi la amano perché rappresenta chi lotta, anche quando il traguardo è lontano. E per molti, oggi, è seconda solo alla maglia gialla in termini di popolarità. Per alcuni, è addirittura più affascinante.